“Mi dimentico le cose”: è normale invecchiamento o l’inizio di una demenza?

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Dott.ssa Valentina Marchi durante una valutazione neuropsicologica a Rimini"

Capita a tutti: entri in una stanza e non ricordi perché, oppure hai una parola “sulla punta della lingua” che proprio non vuole uscire. In questi momenti, una domanda sorge spontanea e spesso carica di ansia: “Starà iniziando l’Alzheimer?”

Come Psicologa e Neuropsicologa, ricevo spesso pazienti che arrivano nel mio studio di Rimini o Cattolica spinti da questo timore. La verità è che il nostro cervello cambia con l’età, ma esiste un confine netto tra ciò che è fisiologico e ciò che richiede un approfondimento clinico.

In questo articolo vedremo come distinguere le normali dimenticanze dai primi segnali di demenza e perché la prevenzione è la tua alleata più forte.

Dimenticanze normali: quando il cervello è solo “stanco”

Invecchiando, la velocità di elaborazione delle informazioni rallenta. È un processo naturale. Ecco cosa rientra nella normalità:

  • Dimenticare dove si sono appoggiate le chiavi o gli occhiali (ma riuscire a ricostruire i propri passi per ritrovarli).
  • Dimenticare il nome di un conoscente che non si vede da tempo.
  • Avere occasionali difficoltà a trovare la parola giusta durante una conversazione.
  • Dimenticare un appuntamento, ma ricordarsene poco dopo.

In questi casi, il problema è spesso legato all’attenzione o alla stanchezza, non a un danno strutturale della memoria.

I campanelli d’allarme (Red Flags)

Quando dobbiamo iniziare a interrogarci seriamente? La demenza non è solo “perdere la memoria”, ma un declino che interferisce con la vita quotidiana. Presta attenzione se noti:

  • Disorientamento spazio-temporale: Confondere la data, la stagione o perdersi in luoghi che dovrebbero essere familiari.
  • Difficoltà nelle attività complesse: Faticare a gestire il conto in banca, a seguire una ricetta nota o a usare un elettrodomestico usato per anni.
  • Cambiamenti di personalità: Irritabilità improvvisa, apatia o ritiro sociale (non voler più uscire con gli amici di sempre).
  • Ripetitività: Fare la stessa domanda più volte in pochi minuti, dimenticando di aver già ricevuto la risposta.

L’importanza dello screening cognitivo precoce

Molte persone evitano la visita neuropsicologica per paura della diagnosi. Tuttavia, la diagnosi precoce è lo strumento più potente che abbiamo. Perché?

  1. Escludere cause reversibili: A volte i deficit di memoria sono causati da carenze vitaminiche, problemi alla tiroide o depressione mascherata.
  2. Intervenire subito: Se si tratta di un deterioramento cognitivo lieve (MCI), è possibile attivare programmi di stimolazione cognitiva per rallentare la progressione dei sintomi e mantenere l’autonomia il più a lungo possibile.
  3. Supporto ai familiari: Capire cosa sta succedendo permette alla famiglia di organizzarsi e ridurre lo stress del caregiver.

Conclusione: Non restare nel dubbio

La memoria è il filo che lega la nostra storia. Se senti che qualcosa è cambiato in te o in un tuo caro, non aspettare che la situazione peggiori “sperando che passi”.

Come neuropsicologa, mi occupo di valutazioni neuropsicologiche e screening cognitivi a Rimini, Cattolica e online. Questa valutazione diagnostica non è un giudizio, ma una fotografia dello stato di salute del tuo cervello per capire come prendertene cura al meglio.

Hai dei dubbi? Contattami per una consulenza o scopri di più sui miei servizi.

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